Nate per ridurre il rischio, in alternativa alle sigarette tradizionali, si sono rivelate una alternativa a smettere di fumare

PUBBLICATO IL  DI REDAZIONE

Dopo le prime documentazioni scientifiche sulla cancerogenicità del catrame contenuto nel fumo di sigaretta, nel corso degli anni Cinquanta del secolo scorso, l’industria si era impegnata nella messa a punto dei filtri per le sigarette. Successivamente, a partire dalla fine degli anni Sessanta, progettò sigarette “a bassa resa” cioè a basso contenuto di catrame e nicotina, che furono introdotte sul mercato con varie denominazioni: light, superlight, ultralightmild.
Furono ideati diversi accorgimenti per ridurre la concentrazione di catrame nel fumo: diminuzione della circonferenza e aumento della lunghezza del cilindro di tabacco, utilizzo di carta più porosa per avvolgere il tabacco, uso di tabacco espanso, in modo da ridurne la quantità necessaria a riempire la sigaretta, uso di tabacco ricostituito con steli e coste della pianta che producono meno catrame e uso di differenti miscele di tabacco che abbassano le emissioni di catrame, anche se aumentano il contenuto di nitrosamine, tra i più importanti cancerogeni polmonari. L’effetto di queste modifiche andava a sommarsi all’effetto dei filtri ventilati, quelli cioè dotati di piccoli fori di ventilazione in modo da diluire il fumo quando attraversa il filtro.

Marketing delle sigarette light

Dopo tutto quello che ho sentito, ho deciso: o smetto o fumo True. Io fumo True. (La sigaretta con poco catrame e poca nicotina. Pensaci!)

I produttori di sigarette impiegarono diverse tattiche per indurre i consumatori a percepire le sigarette light come più sicure rispetto a quelle tradizionali, dai nomi e descrittori dei marchi virtuosi (Merit, Fact, True…), all’aggiunta di una variante virtuosa alla linea di prodotti di una marca (Marlboro light), alla produzione di dati fuorvianti su catrame e rese di nicotina, all’impiego di immagini ad alta tecnologia.
Gli sforzi promozionali ebbero successo nel convincere i fumatori ad adottare marche di sigarette con filtro e a bassa resa.
Fino a pochi anni fa, la maggior parte dei fumatori credeva, e lo ha creduto per circa 30 anni, che le sigarette leggere fossero meno dannose, tant’è vero che molti decidevano di passare a questo tipo di sigarette, invece di smettere definitivamente di fumare. La pubblicità di sigarette light rassicurava i fumatori preoccupati dei rischi per la salute del fumo, presentandole come un’alternativa allo smettere.

Fine di una illusione

Ma c’era il trucco. La classificazione delle sigarette come leggere era fatta in base alle misurazioni del contenuto di catrame e nicotina effettuate tramite la smoking machine.

Smoking machine
Il catrame e la nicotina presenti nelle sigarette sono quantificati tramite il test della smoking machine secondo il protocollo dell’Organizzazione internazionale degli standard (ISO), adottato nella maggior parte dei Paesi. Questo test fissa l’ampiezza della tirata (35 ml), il tasso di tirate al minuto (una al minuto), la durata di una tirata (2 secondi) e la lunghezza del mozzicone fino a dove la sigaretta viene fumata, il tutto con i fori dei filtri ventilati aperti. Stando a queste misurazioni, negli Stati Uniti dal 1953 al 1997 la media della concentrazione di catrame è diminuita del 68% (da 38 a 12 mg), mentre il contenuto in nicotina è sceso da 2,7 a 0,85 mg, con un analogo calo del 68%.

Purtroppo, il modo di fumare della smoking machine non riproduce affatto le modalità di aspirazione del fumatore.

Nella realtà, il fumatore, quando fuma sigarette light, mette in atto una serie di strategie compensatorie al fine di assumere la stessa quantità di nicotina che gli consente di raggiungere lo stesso livello di ricompensa. Anche se non se ne rende conto, il fumatore aspira più intensamente, più rapidamente e più profondamente, chiude i fori per la ventilazione dei filtri con le dita che tengono la sigaretta, o con le labbra nell’atto di aspirare, e fuma un maggior numero di sigarette al giorno. In tal modo vengono elusi i benefici promessi dalla ingegneria delle sigarette light.

Fumo inalato da fumatori che usano sigarette normali per tre
settimane e da quelli che, alla terza, passano alle sigarette light

Come si può vedere nella figura a fianco, i fumatori di sigarette normali, inalano poco più di mezzo litro di fumo per sigaretta. Quelli che, alla terza settimana, passano a fumare le sigarette light inalano tre quarti di litro di fumo.
Così, se ne va in fumo anche il supposto vantaggio della sigaretta leggera.

Come l’industria manipola l’assunzione di fumo e nicotina per rendere la gente più dipendente

Le sigarette sono progettate per ottimizzare il rilascio di nicotina. Le tecniche di manifattura e l’aggiunta di additivi modulano la velocità di assorbimento e l’impatto della nicotina, per ottenere l’effetto desiderato dal produttore, in termini di dipendenza.
La manipolazione si basa sul fatto che la nicotina, nell’organismo, esiste in forma ionizzata e in forma non ionizzata, anche detta “base libera”. Maggiore è la quantità di nicotina in forma libera, più veloce il rilascio della nicotina ai polmoni, più elevato il potenziale di dipendenza sviluppato dalla sigaretta.
Determinante per aumentare la frazione di nicotina allo stato libero è il livello del pH: a pH=7 (neutro) solo il 7% della nicotina è libera, mentre in ambiente basico a pH=9, lo è circa l’80%.
Per aumentare la frazione della nicotina in forma libera, e quindi il potenziale di dipendenza, l’industria ha scientemente impiegato l’aggiunta di ammoniaca alla sigaretta.
Altri additivi, come mentolo, liquirizia, cioccolato, sono stati aggiunti al fine di diminuire l’effetto irritante sulle vie respiratorie determinato dal fumo, ma anche per migliorare il meccanismo di ricompensa sensoriale dell’atto del fumare.
Queste sostanze agiscono sinergicamente con la nicotina e potenziano lo sviluppo e il mantenimento della dipendenza.

Impatto sulla salute delle sigarette light

Diversi studi hanno confermato che l’operazione “tabacco leggero” non aveva avuto un impatto positivo sulla salute. La coorte di circa 225 000 fumatori del Cancer Prevention Study II ha permesso di capire che il rischio di morire per tumore del polmone è sostanzialmente lo stesso per chi fuma sigarette con filtro molto leggere (contenuto in catrame < 7 mg), leggere (catrame tra 8 e 14 mg) e medie (catrame tra 15 e 21 mg). Solo le persone che fumano sigarette senza filtro (catrame > 21 mg) hanno un rischio di morire per tumore del polmone maggiore rispetto a coloro che fumano sigarette con filtro.
Quella che era parsa come una utile innovazione si era rivelata solo un trucco per evitare di prendere atto della realtà: i fumatori si erano illusi di poter salvaguardare la propria salute, senza dover rinunciare alla dipendenza, mentre un’industria mortale poteva continuare a fare profitti sulla loro pelle.

Il divieto delle sigarette light

Dal 20 maggio 2016 sono in vigore in tutta Europa le norme della Direttiva 2014/40/UE che riavvicina la regolamentazione del tabacco degli Stati membri. L’Italia ha recepito la Direttiva con il Decreto Lgs. n. 6 del 12 gennaio 2016 che, tra l’altro, ha introdotto il divieto di utilizzare nell’etichettatura elementi promozionali e fuorvianti, come riferimenti a benefici per la salute o per lo stile di vita, a un gusto o un odore, etc. e il divieto di apporre sulle etichette informazioni relative al contenuto di catrame, nicotina o monossido di carbonio, ritenute ingannevoli per il consumatore.

Sullo stesso tema, leggi

Storia delle sigarette: l’irrisolvibile problema del filtro

Fonti

Gorini G. Riduzione del rischio Epidemiol Prev 2011; 35(3-4) Suppl. 1: 19-32

R W Pollay, T Dewhirst. The dark side of marketing seemingly “Light” cigarettes: successful images and failed fact. Tobacco Control 2002;11(Suppl I):i18–i31

Tabaccologia La Nicotina e la sua Farmacologia da: Prochaska, J. J., & Benowitz, N. L. (2019). Current advances in research in treatment and recovery: Nicotine addiction. Science advances, 5(10), eaay9763.Tabaccologia

Harris JE, Thun MJ, Mondul AM, Calle EE. Cigarette tar yields in relation to mortality from lung cancer in the cancer prevention study II prospective cohort, 1982-8. BMJ 2004;328:72.